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Basilica di San Miniato al Monte

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Il culto cristiano a Firenze ha il suo sviluppo sulla sponda sinistra dell’Arno: sul monte di San Miniato (Mons Florentinus) e sulle sue pendici.

Sulla sommità del colle sorge la basilica di San Miniato al Monte. L’edificio attuale risale al 1018 quando il vescovo Ildebrando decise di ricostruire la vecchia chiesa che si trovava nel luogo dove nel 250 il primo martire fiorentino, Miniato, era stato martirizzato sotto l’imperatore Decio.

I lavori di costruzione e di decorazione della basilica di San Miniato durarono circa due secoli.

Inizialmente si stabilirono i benedettini, poi i cluniacensi e infine gli olivetani. Ildebrando chiese al primo abate da lui stesso insediato, Drogo, di riscrivere il racconto del martirio di Miniato che circolava all’epoca in una versione risalente a svariati secoli prima. Con questa nuova stesura, arricchita di particolari evocativi delle origini cristiane di Firenze per associare più strettamente il santo alla collina dove riposavano le sue spoglie, si voleva accreditare il Monte come luogo di devozione speciale.

La più antica testimonianza storica di una chiesa dedicata a San Miniato risale al 783: un luogo di culto è infatti già appellato col titolo di Basilica in un diploma di Carlo Magno. A quel luogo lo stesso sovrano restò molto legato, tanto che in un documento successivo fece dei lasciti alla chiesa: «Carlo per grazia di Dio re di Franchi e dei Longobardi e patrizio romano, a tutti i nostri fedeli presenti e futuri. […] sappia ciascuno di voi ciò che per amor di Dio e di San Miniato, e in suffragio dell’anima della mia direttissima consorte Ildegarda, diamo in elemosina alla basilica del predetto martire di Cristo, Miniato, posta in Firenze, dove riposa il suo venerabile corpo, e di cui è custode il sacerdote Aderiso: cioè quattro case che appartengono alla nostra città di Firenze, una masseria situata nel territorio cittadino di cui è massaro Fuscolo con i suoi fratelli e la sua famiglia, e tre altre alderizie, […]»

Nel corso dell’XI e del XII secolo San Miniato fu oggetto di diverse donazioni da parte di Vescovi e Imperatori e altre personalità dell’epoca che ne ampliarono considerevolmente il patrimonio fondiario. Prima dell’attuale costruzione religiosa era presente un piccolo oratorio accanto ad una cella eretta probabilmente sulla tomba del Santo dopo il riconoscimento del cristianesimo nel 392 d.C. con l’Editto di Teodosio.

La Basilica si trova fuori dalle mura della città storica ma ha sempre avuto un rapporto fortissimo con Firenze: nel 1530, quando Firenze era sotto l’assedio dalle truppe imperiali di Carlo V, il campanile (realizzato da Baccio d’Agnolo qualche anno prima, in sostituzione del precedente che era crollato) fu usato come torre di guardia per controllare le truppe nemiche accampate nel pian di Ripoli e come punto di artiglieria. Michelangelo, che nel frattempo lavorava alle fortificazioni, di cui restano gli antichi bastioni sulla sinistra della chiesa guardando la facciata, per proteggerlo dalle cannonate nemiche lo fasciò tutto con balle di fieno e materassi.

La chiesa dai leggeri archi a tutto sesto, dai capitelli corinzi e dalla bella facciata in marmo bianco e verde, segnò, con l’annesso monastero, un apice del romanico in Toscana, con i primi accenni a un proto-rinascimento che incoraggiava il recupero di moduli classici, alla base dei futuri sviluppi dell’arte fiorentina.

Il rilievo, seppur di modesta entità (136,7m s.l.m.), è stato interessato per secoli da fenomeni di dissesto idrogeologico, che si sono manifestati prevalentemente in seguito alle modificazioni del versante, a volte anche notevoli, apportate dall’uomo. L’area in passato è stata oggetto di numerosi studi così come testimoniano la consistente documentazione storica esistente ed i numerosi lavori geologici e geomorfologici recenti; la peculiare natura geologica del terreno unita alla forte antropizzazione hanno reso difficile distinguere i dissesti connessi con il cattivo stato delle opere di sostegno, contenimento e drenaggio, da quelli ascrivibili a movimenti del terreno.

Fin dai tempi di Cosimo il Vecchio il monte non era stabile “per acqua che dicono corrervi sotto”, come venne affermato intorno al 1447, quando i frati francescani chiesero a Cosimo de Medici il finanziamento per lavori di ampliamento che non fu loro accordato proprio a causa dei continui smottamenti del terreno verso l’Arno. Fenomeni gravitativi si erano quindi già evidenziati nel corso del XV secolo, ma alla fine di detto secolo si palesarono deformazioni di notevole entità nel complesso di San Salvatore (la chiesa omonima e l’annesso convento di San Francesco). Autori attendibili riportano che soltanto il Convento rovinò e si pensò di ricostruirlo completamente in una posizione più vicina alla chiesa, la quale fu al tempo stesso riparata.

La chiesa di San Miniato riportò danni di poco conto mentre il suo campanile prima si inclinò e poi, nel tentativo di raddrizzarlo, rovinò. Nel 1499 vennero interpellati fra gli altri Leonardo da Vinci, Giuliano da Sangallo e Jacopo del Pollaiolo sulle cause dei dissesti e sul modo di ricostruire il campanile di San Miniato. La commissione indicò come causa dei dissesti la natura geologica del terreno, l’infiltrazione nel terreno delle acque di precipitazione ed i tagli operati alla base del versante per l’attività di una cava di materiale per laterizi. Fra gli interventi proposti fu scelto di rifondare il Convento. La stessa commissione espresse giudizio anche su dove fosse meglio ricostruire il campanile di San Miniato e pochi anni dopo Baccio D’Agnolo cominciò i lavori nello stesso luogo dove era caduto.